via vittorio veneto

Eccoci, dunque, affacciati al terrazzo con vista sui tetti di Ortigia della nostra casa vacanze di via Vittorio Veneto, dall’alto la tranquillità di questa ampia strada ben poco trafficata, appare ancora più amena e un po’ misteriosa.

La Mastrarua, detta Masciarrò, la via dei Mestieri, seppure ariosa e grande, appare quasi costretta fra il più famoso quartiere della Graziella e quello della Sperduta; fra gli antichi palazzi imponenti della nobiltà spagnola si cela l’origine di quartiere dedicato alla vita dei pescatori, ai maestri artigiani: falegnami, vasai e vetrai.

via vittorio veneto

Via Vittorio Veneto è la Mastrarua, da qui si dipana veloce la strada verso il lungomare di Levante fino al Belvedere San Giacomo a incrociare via Nizza, quindi l’Istituto Italiano per la Civiltà Egizia con il Museo del Papiro e il SAC Sant’Agostino Contemporanea, galleria d’arte con una collezione permanente di notevole importanza.

Dalla parte opposta, seguendo con curiosità i vicoli della Graziella, lo sguardo si apre all’improvviso sulla struttura dell’Antico Mercato e sul mercato giornaliero di Ortigia, solleticando il piacere di immergersi fra i profumi delle bancarelle di frutta e verdura, spezie e carne, formaggi e salumi e pesce fresco, canditi e frutta secca e tutto il ben di Dio che vorrete immaginare, per raggiungere in un istante piazza Pancali e il Tempio di Apollo che sta lì, quieto, da più di duemila anni.

via vittorio veneto

È molto lunga via Vittorio Veneto, sembra quasi abbracciare, intersecando via Mirabella, anche la Sperduta: in questa zona si concentrano gli spettacolari palazzi nobiliari spagnoli costruiti durante la dominazione: Casa Vitale, Palazzo Impellizzeri, Palazzo Blanco, Casa Russo, Casa Mezio, Palazzo Interlandi, Palazzo Monteforte.

In quest’epoca la Mastrarua è case private e alberghi, ristoranti e locali, il lungomare ozioso a oriente e il porto piccolo, un grande parcheggio per le auto non molto apprezzato, ma con un tetto dal quale ammirare la vista suggestiva sul mare, sulla città oltre i ponti e, nelle giornate dal cielo limpido, sulla cima dell’Etna così lontano, eppure così vicino.

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